fbpx

Dal PSR la rigenerazione del suolo

Ogni nuovo PSR perde la grossa opportunità di creare consapevolezza intorno alla conservazione del suolo e rendere l’agricoltore attore principale nel ruolo di custode della vita dei nostri terreni contro la desertificazione.
Attualmente la semina diretta, tecnica agronomica di rigenerazione del suolo agrario che prevede la semina senza aratura, in Italia copre una superficie di poco superiore all’1% della SAU (superficie agricola utilizzata) a fronte di cifre prossime al 50% nel resto del
mondo.
Questo nonostante i molteplici vantaggi della tecnica (scientificamente dimostrati) quali la tutela della fertilità e della biodiversità del suolo, il sequestro di CO2, il freno all’erosione superficiale ed alla desertificazione, il contenimento dei costi di coltivazione.
Il tutto assume aspetti paradossali se consideriamo che le produzioni non sono
penalizzate.
Da anni ci chiediamo quali possono essere le cause che frenano lo sviluppo della tecnica ma, soprattutto, quali i meccanismi che possono favorirla.
In molti individuano nei PSR (piani di sviluppo rurale) le leve per aiutare gli agricoltori ad acquisire la giusta consapevolezza.
Dopo anni d’incentivi con scarsi risultati, è il caso di riflettere se questi finanziamenti siano
sufficienti a coinvolgere gli agricoltori ad abbandonare le arature.
La risposta è “si”.
I PSR sarebbero sufficienti e, molto probabilmente, sono gli unici strumenti che possono promuovere ed accelerare la diffusione della tecnica e, quindi, la conservazione del suolo.
Ma….
C’è un “ma”, che pesa almeno quanto i vantaggi degli incentivi e che, se non viene preso in considerazione, rischia di frenare se non annullare i benefici.
È vero, infatti, che l’agricoltore è sempre alla ricerca di aiuti finanziari per mettere in sicurezza il suo lavoro e valorizzare i suoi terreni, ma, è altrettanto vero che l’azienda è la sua vita e quella della sua famiglia e la decisione di aderire o meno ad una misura o ad un bando è fortemente vincolata a sentirsi sempre artefice delle proprie azioni e padrone
della sua terra.
A questo comprensibile legame con la terra, fonte di sostentamento, si aggiunge la sempre maggiore incertezza dei mercati che, ogni anno, mette in discussione le scelte fatte e pone grossi punti interrogativi su quelle future.
Sempre più spesso si leggono PSR che, se pur ispirati da nobili fini, perdono di mira l’obiettivo di creare consenso e consapevolezza sulla conservazione del suolo, base  imprescindibile per porre un freno alla desertificazione.
Gli agricoltori, spesso, partecipano alle misure del PSR per cogliere le opportunità di reddito, per poi abbandonarle e valutarne di nuove.
Se non si entra nell’ottica di redigere PSR coordinati e più vicini alle esigenze del campo con l’obiettivo esplicito di aumentare e sostenere la conservazione del suolo, il risultato sarà comunque limitato nel tempo.
A tal proposito riportiamo alcuni passaggi di una ricerca condotta da Nicholas Widmar, economista della Purdue University, e da Ben Gramig, economista dell’University of Illinois.

Obiettivo della ricerca è capire cosa spinge un agricoltore a passare da aratura e lavorazione minima alla semina diretta ed in particolare quale incentivo in denaro può far operare questa scelta.
La ricerca ha evidenziato come un aumento delle entrate nette di 10 $ per acro (1 ettaro = 2,5 acri) può essere la condizione per passare dal minimum tillage alla semina diretta e di 40 $ l’incremento minimo per acro per passare dal convenzionale alla semina diretta.
La ricerca ha esplorato, quindi, opportunità di finanziamenti finalizzati ad incrementare il reddito aziendale. Potrà sembrare strano, ma lo studio ha mostrato che agli agricoltori non piace l’idea di usufruire di un sussidio governativo, se questo impegna la loro azienda per periodi lunghi,
senza una piena condivisione d’intenti.
Gli agricoltori preferiscono ottenere vantaggi direttamente dalla semina diretta rinunciando ai sussidi governativi, siano essi legati a fattori agronomici piuttosto che ambientali.
I due ricercatori hanno poi invertito la ricerca chiedendo agli agricoltori che applicano la semina diretta per quale cifra fossero interessati a tornare all’aratura.
Le risposte sono state sorprendenti ed hanno sottolineato la forza della consapevolezza di chi ha sposato la causa della semina diretta senza la forzatura degli aiuti comunitari.
La maggior parte degli intervistati ha risposto che non c’è prezzo per tornare dalla semina diretta alle lavorazioni convenzionali.
Matt Bainbridge, giovane direct seeder, ha dichiarato che le pratiche sostenibili possono portare grandi benefici senza aspettare tempi lunghi.
“Sono entusiasta perché penso che con la semina diretta l’efficienza del suolo stia migliorando”, ha detto Bainbridge “Penso che stiamo costruendo un terreno più resiliente. Il suolo vivo può aiutarci a conservare l’acqua ed immagazzinare le sostanze nutritive e non dobbiamo aggiungere ogni singola cosa di cui abbiamo bisogno per ottenere un buon raccolto”.
Anche a Bainbridge è stato chiesto se un incentivo potesse convincerlo a tornare alle lavorazioni convenzionali.
Dopo aver riflettuto qualche secondo, ha risposto deciso: “Non voglio arare. Non m’interessa!”.
“L’ambiente che ho creato nel suolo usando la semina diretta è troppo prezioso per sacrificarlo. I benefici parlano da soli nella mia azienda: da una migliore gestione dell’acqua all’ottimizzazione dei nutrienti, dall’incremento della biodiversità al freno dell’erosione superficiale.
Per non parlare della riduzione delle ore di lavoro che mi ha permesso di ottimizzare la manodopera. Se dovessimo tornare alle arature non so dove potremmo trovare il tempo per fare tutta le lavorazioni necessarie per l’azienda”.

Sostieni la campagna “Direct Seeder sono io” 2019, con cui Semina Diretta 2.0 vuole sensibilizzare le istituzioni sul ruolo strategico dell’agricoltura conservativa.
Per raggiungere l’obiettivo comune è importante creare una piattaforma costituita dal più ampio numero possibile di agricoltori per promuovere con forza i vantaggi della conservazione del suolo agrario.

E’ arrivato il momento di valorizzare il lavoro di ogni Direct Seeder che da anni migliora il suolo e sequestra CO2.
Il contributo prevede una donazione minima di € 48, con la quale, oltre sostenere la campagna “Direct Seeder sono io”, riceverai la tshirt “Direct Seeder”.
Come si fa?
1) Effettua il bonifico di 48€ sull’IBAN IT61Y0335901600100000150564 scrivendo come
causale “Campagna 2019 Direct Seeder sono io”
2) Invia una mail a seminadiretta@gmail.com indicando nell’oggetto “Direct Seeder Sono
Io” e nel corpo della mail nome, cognome, indirizzo, telefono e taglia per ricevere la t-shirt
Direct Seeder al tuo indirizzo.
3) Se sei un imprenditore agricolo specifica gli ettari della tua azienda, la rotazione
colturale e gli ettari coltivati in semina diretta (numero e coltura), specificando “autorizzo
Semina Diretta 2.0 no profit ad utilizzare i dati oggetto della e-mail”.

Condividi su ...Share on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin

Post a Comment

Visit Us On FacebookVisit Us On TwitterVisit Us On LinkedinVisit Us On Instagram