La Rivoluzione Colturale in Sicilia

Ricerca e campo: binomio auspicabile per lo sviluppo della semina diretta in Sicilia.

Quando si parla di “biodiversità”, non è un argomento per soli ecologisti. La formazione degli imprenditori agricoli può trasformarli in custodi del suolo e così agricoltura e tutela dell’ambiente camminano insieme. L’affermarsi del disciplinare di produzione “biologico” ha fatto molto sul lato dei prodotti dannosi che inquinano e minacciano la salute umana. L’ambiziosa missione di “Semina Diretta 2.0” vuole fare un passo in più attraverso la diffusione in tutto il territorio nazionale della coltivazione su sodo. Se ne parla da decenni, in altre parti del mondo come gli Usa e varie nazioni d’Europa si è fatto molto, l’Italia è in ritardo e la Sicilia arriva per ultima. Ecco perché il nuovo Psr è l’occasione per iniziare a colmare tale divario. Infatti i fondi europei per l’agricoltura contengono misure specifiche a favore di una agricoltura orientata alla sostenibilità e che, limitando al minimo necessario le lavorazioni dei terreni, ottiene anche una consistente diminuzione dei costi senza parlare della mitigazione del rischio idrogeologico connesso ai fenomeni di erosione e dilavamento dei terreni nudi.
Oltre alle parole, però, ci vogliono i fatti. La possibilità di constatare in concreto vale più di mille conferenze con foto e diapositive. La giornata del 29 aprile presso l’azienda agricola e fondazione Lima Mancuso nelle valli verdeggianti di Santo Stefano Quisquina è stata l’occasione giusta. I terreni parcellizzati permettono ai dipartimenti di ricerca dell’Università di Palermo di effettuare continue sperimentazioni. Si confrontano varietà di grano, quantitativi di fertilizzanti, periodi di semina e anche la semina su sodo. E il grano cresce anche così, lo vediamo davanti ai nostri occhi. Non sarà un percorso facile né di rapida realizzazione, ma bisogna cominciare quanto prima. I benefici sono legati in particolare al superamento dei combustibili fossili necessari per la movimentazione dei trattori durante l’aratura, con costi crescenti. Inoltre anno dopo anno, lasciando i terreni nella loro integrità avviene un progressivo ripristino delle condizioni naturali con aumento progressivo della sostanza organica derivante dalla periodica sfalciatura delle “erbacce” lasciate in campo e dall’attività della microfauna che rende vivo l’ambiente agricolo e sempre meno necessarie quelle somministrazioni dall’esterno che si sono rese indispensabili in un circolo vizioso senza fine.
È veramente auspicabile che tutte le risorse scientifiche in Sicilia nel settore agricolo diano un contributo prioritario alla sperimentazione della semina diretta. Gli agricoltori siciliani avranno l’opportunità di mettersi al passo con le più recenti acquisizioni della metodologia produttiva e convincersi dei benefici che nel medio e lungo termine il territorio potrà ricevere. La tutela della qualità e dell’eccellenza dei grani duri di Sicilia passa anche dalla semina diretta, se le Istituzioni davvero si propongono di favorire i percorsi virtuosi hanno una buona occasione di dimostrarlo, partecipando a supporto di una piccola grande “rivoluzione colturale”.
Leone V​enticinque (Mineo, CT)​
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