Con questa intervista inauguriamo la nuova rubrica dedicata a dare voce al campo, alle università, alle istituzioni e a coloro che hanno a cuore la tutela del grano duro, del suolo italiano e dell’ambiente.
Vi presentiamo Alberto, uno dei nostri più affezionati ambasciatori, di grande esperienza, che ha sposato da molto tempo la tecnica, applicandola con entusiasmo, competenza e orgoglio su tutta la superficie aziendale.
Nome: Alberto, Contoterzista, Lazio.
L’azienda: 160 ettari in affitto e circa 500 in gestione per conto terzi
Da quanto fai semina diretta?
Dal ’96. Non ho mai smesso e ho aumentato sempre di più.
Quanti ettari coltivi a semina diretta e quanti con aratura?
Praticamente il 99%. Quest’anno ho lasciato solo 18 ettari con aratura perché c’era una situazione che non la permetteva, altrimenti avrei fatto tutto a semina diretta. Ormai sto vendendo le seminatrici tradizionali.
Cosa coltivi con semina diretta?
Facciamo solo cereali, con avvicendamento grano-girasole.
Com’è la resa in semina diretta rispetto alla coltura con aratura?
Io trebbio su campi lavorati e a semina diretta. Praticamente non c’è differenza. Come media siamo sui 50 quintali. Poi è capitato di arrivare anche a 58-60, ma sono delle punte occasionali.
Come è andata con piogge in periodi sbagliati? Ci sono stati anni in cui la semina ha prodotto una resa minore?
La resa è sempre stata più o meno la stessa. Ci sono anni in cui fai qualche quintale in meno, ma anche altri in cui ne fai anche tre o quattro in più. Certamente nelle annate siccitose la semina diretta è andata benissimo. Ma anche con la pioggia, se il terreno viene preparato a dovere e la pianta attecchisce, non ci sono problemi. Abbiamo avuto campi sotto l’acqua per otto giorni e la resa è stata ottima. Bisogna capire che la semina diretta non è un ripiego a cui ricorrere quando non si ha tempo, è una tecnica che va programmata per tempo. Se preparata bene funziona già dal primo anno.
Hai risparmiato? Quanto e su cosa?
Economicamente si risparmia molto: un’aratura, due erpicature. Parliamo di un minimo di 250-300 euro.
Che vantaggi hai trovato sul lavoro? Impieghi lo stesso tempo?
Io uso due trattori da 80-100 cavalli: uno per il diserbo e l’altro per la semina. Prima avevo un cantiere di 4 macchine.
Un’associazione come la nostra può aiutare un agricoltore che vuole iniziare?
Assolutamente sì. E’ molto importante avere un riferimento sicuro e di facile accesso a cui poter fare richieste tecniche e l’associazione ricopre proprio questo ruolo.
Ho aderito fin da subito a Semina Diretta 2.0 perché mi riconosco nei valori che si propone di diffondere e che vanno ben oltre l’aspetto puramente tecnico ed economico: la tutela della fertilità del suolo e della biodiversità e il sequestro della CO2.
Perché gli agricoltori non credono di poter avere una resa equivalente al lavorato?
Perché secondo te la semina diretta viene praticata poco?
Esistono forti chiusure mentali. Ma ogni volta che semino su sodo con una nuova azienda, rimangono soddisfatti e mi richiamano.
Spesso lavoro vicino a campi arati e i miei colleghi vedono la differenza sulle rese da soli. Eppure tutti riescono a credere che faccio 50 quintali.
(Foto in alto: L’azienda di Alberto, uno dei nostri ambasciatori nel Lazio)
