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Sua maestà “Desert Durum”

Il grano duro per produrre pasta, più apprezzato al mondo, non è coltivato in Italia.

Steve Sossaman, proprietario di Sossaman Farms, afferma che “il Desert Durum dell’Arizona è il grano duro più pregiato al mondo”  e la ragione di ciò sono le condizioni pedoclimatiche del deserto dove il grano viene coltivato.

Ma, soprattutto, il Desert Durum è l’unico grano al mondo che può garantire, ogni anno, qualità e quantità.

Per questo, la gran parte della produzione di Desert Durum viene acquistata dall’Italia ancora prima che venga raccolta.

Molto apprezzati sono il colore, la qualità del glutine e le sue particolari cariossidi da cui si estrae la farina che caratterizza il “Grano del Deserto”.

Ma andiamo per ordine.

La storia inizia in Arizona, stato federato del sud-ovest degli Stati Uniti d’America confinante con Nuovo Messico, Utah, Nevada e California.

Il nome prende origine dalle parole spagnole “arida zona”, a sottolineare come gran parte del suo territorio presenta un clima desertico, con estati molto calde ed inverni miti.

Fino agli anni ’70 in Arizona si coltivava un grano di qualità scadente, con basso contenuto proteico, utilizzato solo per alimentazione animale.

Fu Al Carleton, nel 1974, a credere nelle potenzialità del terreno e del clima dell’Arizona per grani di qualità.

Si mise alla ricerca di varietà con caratteristiche tali da poter essere coltivate nel deserto e dopo varie prove creò WestBred 881.

Proteine e glutine erano perfette ed il colore giallo intenso della farina non si era mai visto prima tanto da essere accusato di aggiungere coloranti.

Mancava solo la consacrazione del mercato.

Niente di meglio che far provare la farina al mercato della pasta più competente ed esigente del pianeta: il mercato italiano.

Da quel momento il Desert Durum è diventato “Sua maestà” Desert Durum, il grano più richiesto ( e più pagato) dai più importanti pastifici mondiali.

All’Arizona si è aggiunta la California che, con le sue valli desertiche, mostrava condizioni del tutto simili a quella della regione d’origine.

Il grano, per fregiarsi del nome “Desert Durum”,  deve essere coltivato con irrigazione nelle zone basse del deserto dell’Arizona e della California meridionale.

Già, sembra che il valore aggiunto sia proprio l’irrigazione.

Il terreno, le temperature e l’aria erano ottimali per la coltivazione del grano.

Il grosso problema era la mancanza di precipitazioni che i cerealicoltori sono riusciti, però, a girare a loro favore portanto l’irrigazione sui campi di grano.

In questo modo il Desert Durum  è diventato una macchina perfetta, da guidare con destrezza per esaltarne tutte le caratteristiche.

Il lato negativo è diventato il punto di forza.

L’assenza di precipitazioni, durante il ciclo del grano, permette ai cerealicoltori di dosare l’acqua in funzione del programma di nutrizione in modo da gestire gli input nutritivi durante tutte le fasi fenologiche.

Non sono più le piogge a comandare tempi e quantità, ma ogni agricoltore può gestire con precisione maniacale i fertilizzanti.

Il clima secco, le notti fresche e le giornate calde e soleggiate fanno poi il resto, compreso avere un grado di umidità perfetto al momento della trebbiatura.

Quando arriva, poi, la stagione delle piogge il grano è già raccolto.

L’unico dubbio è rappresentato dalla sua sostenibilità a causa degli alti input necessari per la sua coltivazione, quali l’abbondante irrigazione e fertilizzazione.

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